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Coaching Online e aspetti importanti riguardanti la preparazione

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Gli aspetti principali di una preparazione nel Coaching Online, oggi parleremo di questo.

E’ importante dar piena fiducia al proprio preparatore, dimostrandolo in poche semplici azioni.

Più che un articolo, si tratta di una serie di suggerimenti rivolti ad entrambi le parti circa gli aspetti di una preparazione nel Coaching (sia live che online). Era da tempo che volevo raccogliere una serie di indicazioni/chiarimenti (per me fondamentali), non solo per chi ricopre la posizione del cliente ma anche per chi è preparatore.

Ecco quelli che per me sono i punti cardine di una preparazione efficace:

  1. Evitare di modificare/cambiare parti di scheda o dieta o altro pensando “tanto se non glielo dico non lo saprà”. Questo è gravissimo, perché quando comunicheremo le nostre sensazioni e feedback, con fotografie e pesatura, andremo ad alterare totalmente il processo di costruzione e formazione che il nostro preparatore ha iniziato con noi: dovrà ragionare su risultati differenti dalla sua strategia, ma a sua insaputa, e le sue rettifiche saranno relative al programma originale e non modificato. Questo determina una perdita di tempo, probabilmente di progressi (non è una scia ‘pulita’ quella che ci lasciamo dietro) e fondamento. Che senso ha pagare qualcuno che ci dica cosa fare, impegnato a costruire il metodo per noi, quando poi facciamo di testa nostra? Ovvio, se non siamo neofiti ci saranno degli aspetti che già conosciamo, legati alle nostre risposte fisiologiche e/o caratteristiche individuali, ma è inutile tentare di imporle al preparatore. Il suo compito è anche quello di capir da sé determinate cose (se percepite qualcosa, quel ‘qualcosa’ non necessariamente è quello che si crede; quindi è bene lasciare che sia la persona alla quale ci affidiamo a interpretare certe risposte), forse ‘sacrificando’ le prime settimane a fin di bene, per così dire. Niente fretta insomma, lasciamogli capire come agire.
  2. Non credere che dietro un suggerimento ‘rapido’ non vi sia un minimo di ragionamento. Fidatevi senza peccare di pensiero, e senza credere che la nostra sia una risposta di ‘ripiego’ o un ‘plug-and-play’ del momento.
  3. Se chiedete di sostituire un esercizio con un altro (perché magari non vi garba), in alcuni casi sarà possibile, in altri no. Dipende dal contesto nella quale si sta lavorando, dai vostri obiettivi e dalla vostra struttura e sviluppo muscolare. Se vi si dice di fare il curl su inclinata è su inclinata, non potete farlo in piedi, c’è differenza. Niente vi viene imposto per capriccio (lo stesso vale se vi si chiedono i video delle vostre alzate ecc).
  4. Amici si, ma anche no. Avviare un percorso di trasformazione fisica richiede sempre un certo coinvolgimento mentale, e risulta quasi indispensabile instaurare un legame più intimo fra preparatore e cliente per cercare di sostenere quest’ultimo nei momenti più difficili o di sconforto; il Coaching è anche questo. E’ quindi importante che la persona alla quale ci rivolgiamo abbia del cuore, ma abbiatene cura, senza abusarne né approfittarne per tradirlo alla prima occasione. Un professionista serio si rende disponibile ma non spende un minuto del suo tempo se prima non viene retribuito. Non fate gli stronzi se poi vi ricorda di saldare, ha ragione lui e lo sapete.
  5. I preparatori più giovani spesso hanno un loro preparatore/mentore. Questo non li rende meno bravi o meno professionali, ma anzi più umili e consapevoli che hanno ancora diverse cose da imparare, e scelgono di farlo affidandosi a chi ha più anni di esperienza rispetto loro. Io mi fiderei più di uno di questi piuttosto che del giovanotto tuttologo brillante in dialettica che spara raffiche di supercazzole ad ogni occasione, sapendo che si allena da 2 anni e legge un libro al giorno; diamogli il tempo di assimilarli questi contenuti, di applicarsi, di fare ordine e poi forse di alzare la cresta.
  6. Capire il metodo del nostro preparatore, o perlomeno capire che ognuno ha il proprio metodo. Se dovete raggiungere una destinazione usando il navigatore, calcolate il vostro percorso sulla base dello vostre esigenze o comunque nella consapevolezza che potete scegliere fra diversi di questi, ma che tutti possono potenzialmente portarvi alla meta. Bene, in questo campo è più o meno la stessa cosa, ogni professionista può agire (anzi, in un certo senso deve, se tale vuole definirsi..) diversamente da un altro ma consentire altrettanto efficacemente di raggiungere i propri obiettivi. Se anche altri preparatori avessero rispetto di tale pensiero, probabilmente riuscirebbero a emergere anche senza dover criticare continuamente il lavoro altrui, per sembrare più bravi.
  7. Evitare l’opzione del mese singolo nel Coaching Online. Nessun professionista serio si fa pagare un mese per volta: per avere risultati tangibili ci vuole più tempo. Farsi pagare un singolo mese è anche un rischio per il preparatore stesso: se il tizio è ‘male’ convinto, e dopo un mese non si sente soddisfatto vi scarica, vi fa perdere tempo e probabilmente parlerà anche male di voi. Diamoci almeno tre mesi di tempo prima di formulare giudizi (che in alcuni casi, sempre pochi sono). Sotto i tre mesi è ridicola definirla Preparazione.
  8. Le foto non sempre si possono pubblicare. Non tutti sono disposti ad esporsi, e nel rispetto della privacy dei propri assistiti, non possiamo opporci. Giudicate un professionista anche da altro, dal percorso, da come si esprime, da come interagisce, da cosa ha combinato nella vita, dal suo metodo, e dalla sua esperienza soprattutto. Le foto sono comunque un biglietto di visita, ma non devono per forza essere centinaia.
  9. Il mondo dell’agonismo è chiaramente differente da quello amatoriale, possono esistere preparatori di diversi livelli (come nella musica, nel ballo, o altre discipline), non comprendo perché invece tanto scandalo se accade nel nostro ambiente, cercando sempre di individuare il più piuttosto che il giusto per noi. Alcuni non vogliono essere solo soldati che obbediscono a ordini, ma vogliono educarsi, vogliono capire il perché delle cose, senza per forza raggiungere condizioni fisiche estreme. Alcuni vogliono solo “tenersi in forma” e migliorare la propria salute, non ci vedo nulla di sbagliato. La cultura fisica è cambiata, in bene e in male, ma preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno: c’è chi è più bravo e ha maggiore esperienza nel settore natural, chi nel settore drug, chi in entrambi, e chi nel settore baywatch preparando fisici da spiaggia. A ognuno il suo, con serenità ed eleganza, accettando che in ogni campo esistono cialtroni e competenti.
  10. La banalità del chiamare atleti persone comuni o team gruppi di gente che non si conosce o vive a km di distanza, solo perché clienti nel Coaching Online . Io ho fatto questo errore un paio di volte, poi ci ho riflettuto e ho smesso. Che gare ho vinto? Chi ho portato a vincere? Non tutti vogliono gareggiare, ma mi applico e continuo a studiare, aspettando che qualcuno dei miei magari decida di farlo. Ciò che mi importa, è averne già portato qualcuno a condizione. Quindi, se non avete calcato il palco, se non avete accompagnato nessuno in prima persona a viverne l’emozione, se preparate la gente per la spiaggia, se semplicemente scrivete qualche articolo e fate qualche diretta, non ridicolizzatevi chiamando “atleti” persone normalissime e “team” gruppi di persone che non sono mai state vicine nella realtà, ma solo nelle cartelle del vostro PC. E’ una mancanza di rispetto nei confronti dell’atleta che come tale (per definizione), è un’agonista. Tutti gli altri sono amatori.
  11. Lasciare che gli altri abbiano il loro spazio ed evitare di creare attriti o fazioni rende l’ambiente meno teso e maggiormente predisposto alla crescita collettiva (molti personaggi, che io seguo anche con attenzione e ammirazione, hanno sempre qualcosa da criticare o sulla quale fare cabaret, questa forma di scherno ‘sporca’ e ‘rovina’ l’immagine di quel personaggio, che pieno di bei contenuti, fa trapelare un po’ troppa superbia e/o frustrazione). Fuori dall’Italia non si fanno la guerra, al contrario si rispettano, ad ogni livello della gerarchia (e i piccoli non fanno i palloni gonfiati).
  12. L’inutilità (e utilità) degli integratori. Dire che gli integratori sono tutti inutili sarebbe falso, alcuni servono, o perlomeno sono fortemente consigliati per rendere più tecnica una preparazione. Ma non lasciatevi impressionare da protocolli troppo complessi o ricchi di supplementi che alla fine non faranno altro che prosciugarvi economicamente; pensate ad allenarvi (bene e spesso) e spendere i soldi in cibo di qualità, andando a completare solo con ciò che serve in base ai vostri obiettivi. Questo è anche un modo per dire che la bravura di un preparatore non dipende dalla mole di integratori prescritta, ma anzi dalla sua abilità a dipenderne il meno possibile.
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