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La scienza del Bodybuilding

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Lo sport più criticato e incompreso credo sia il Bodybuilding.

Vitelli di 120 kg, svenati, seminudi, che fanno pose ridicole, praticamente orrendi: questo è quello che penserebbe l’italiano medio nel migliore dei casi; nel peggiore si scaglierebbe con brutali offese e maldicerie. Evidentemente non hanno mai visto posare Bob Paris o Frank Zane.

Ma cosa sanno realmente del Bodybuilding?

Poco, quasi niente, perché preferiscono Barbara D’urso, “Quelli che il calcio” o il Festival della birra. E io non darò loro dei ridicoli, ma semplicemente degli ignoranti.

Ma l’ignoranza non è una colpa, mi piace piuttosto considerarla un difetto congenito, che colpisce tutti indistintamente. La differenza scegliamo di farla noi una volta coscienti, e notate bene: scegliamo. Quindi tutti possiamo elevarci a comprendere le meccaniche più complesse della vita.

Nonostante i grandi passi dell’uomo ci si ferma sempre alle solite deduzioni illogiche: se sei grosso sei scemo, se sei tatuato sei drogato, sei vai all’università sei intelligente, se ti ubriachi sei figo, se giri col pollo nello zaino sei sfigato.

Eppure vedo scemi di tutte le dimensioni, drogati in camicia, universitari idioti, ubriaconi convinti, padri fattoni, ma anche grossi di fama mondiale, tatuati da nobel e commercianti milionari.

L’intelligenza non si misura dal numero di titoli appesi al muro, dall’abbondanza di banconote o da un’ottima dizione, si misura da onestà e umiltà, qualità risultanti di una personalità limpida, spontanea e radicata, che non si compra e non si guadagna, o sei o non sei così, il resto è conseguenza.

Ma al contrario dell’ignoranza, non rientra nella categoria di quelle qualità mutabili nel tempo: intelligenti si è nella percezione della vita, degli altri; lo si è nell’animo.

Gli stupidi ci saranno sempre, quelli che ti invidieranno, che ti malediranno, che ti diranno che non riuscirai a combinare niente perché a volte hai vacillato. Intelligenza è saperli perdonare, è poterli comprendere e forse anche poterli avvicinare.

Gli stupidi sono quelli che non si sono mai posti domande a cui è impossibile rispondere, che non hanno mai ceduto perché fondamentalmente non sentono il bisogno di mettersi in gioco e fallire.  Non sanno che a volte devi sbattere il culo a terra per avere la spinta sufficiente ad andare più su.

Ma per la gente comune l’analisi è circoscritta interamente all’immagine, poco ai comportamenti, niente al piacere della conoscenza e al potere dell’immaginazione. Si risponde con i pregiudizi, perché è più facile cedere all’inganno della superbia che sforzarsi di comprendere qualcosa correndo dei rischi.

Infatti vivo dove i debiti si hanno per i vestiti o l’automobile, dove a trent’anni si vive con i genitori, dove l’unica parola inglese che si pronuncia correttamente è Iphone, dove le massime aspettative di sé si raggiungono nei trenta minuti di sfilata trascorsi in un locale o nel numero di likes presi per un selfie. In effetti le vere preoccupazioni sono il ciuffo del week-end e il lucido sugli pneumatici.

Qualcuno dirà, che c’entra col BB?

Forse poco dal punto di vista prettamente sociale. Ma molto da un punto di vista più intimo e personale.

Il Bodybuilding non è solo costruzione del corpo, come si evince dal suo significato più letterale, ma è costruzione della persona stessa: è disciplina, formazione, studio, applicazione, sperimentazione, dedizione, filosofia.

E’ scienza: conoscenza degli equilibri biochimici e fisiologici, dell’anatomia umana e del sistema neuromuscolare.

Un Bodybuilder è scienziato di sé, è affascinato dalla bellezza delle forme muscolari, dalle loro simmetrie e separazioni, dalla capacità di poter modulare lo sviluppo del proprio corpo. Un Bodybuilder sta migliorando sé stesso, la propria carne, il proprio essere. E’ un pensiero sottile ma non impossibile da comprendere.

Come puoi, se fortemente metodico e con fare misantropo, non esserne attratto?

Tuttavia si tratta di personalità spesso di difficile comprensione, dove la rincorsa alla perfezione e l’insoddisfazione perenne sfociano nell’ossessione della ricerca di risultati più estremi. Soggetti particolarmente intelligenti ma fondamentalmente avviliti, che cercano di vivere un disagio profondo e interiore in modo controllato, coscienti che le priorità della vita sono altre e che loro hanno solo scelto di viverla come tutti dovrebbero: nel porsi continuamente obiettivi da raggiungere.

Chi costruisce le sue intenzioni su un approccio razionale ed empirico sa bene che la crescita fisica è accompagnata da una graduale e parallela presa di coscienza della vita, caratterizzata sempre meno da momenti di reale felicità, che si ridurranno a brevi, infrequenti e rari attimi. Quello che rimane è la piena consapevolezza della fragilità dell’uomo, dove l’unica certezza assoluta è rappresentata dal potere di agire su sé stessi, che trascende le leggi umane, che appartiene al singolo individuo e che non può essere espropriato.

Questa visione oggettivista della realtà rispecchia perfettamente la personalità del Bodybuilder, che vede nella cura del suo corpo e della sua immagine un’aspirazione virtuosa, dal valore intimo e confidenziale.

Il Bodybuilder medita, impara ad apprezzare la solitudine, dialoga con sé stesso, sperimenta la serenità interiore nella ricerca dei propri traguardi, asseconda le proprie necessità come avesse un’amante alla quale dedicarsi; ama sé stesso prima degli altri, perché sa che non può tradirsi, si sente al sicuro.

Ne risulta un soggetto articolato, che conosce il limite emotivo che separa il depresso dall’espresso potendo così godere di un metro di misura unico, che gli permette di giocare con equilibri delicati e comprendere a fondo precise meccaniche al punto da poter sostenere ritmi considerati impossibili da un soggetto comune, o da poter sottostare con incredibile integrità psicologica a schemi meticolosi e rigidissimi.

Questa è disciplina, e si ottiene attraverso la conoscenza del sacrificio, la ricerca del sapere e la promessa verso degli ideali.

Questa è in parte anche la strada che porta verso la comprensione della chimica nel Bodybuilding.

Ma come in tutte le cose, esiste l’ignoranza, e dato che una palestra non fa selezione, fa moda e spesso si caratterizza per una formazione scadente non può che risultare bigotta, il che, insieme alla scarsa considerazione delle persone, rende il tutto un ambiente da ghetto. Gli elementi che screditano e sminuiscono un qualcosa ci saranno sempre, in qualunque ambito o sport.

Quindi, la prossima volta che vedete un Bodybuilder sul palco, per la strada, o in palestra, meditate, perché la relazione “tutto muscoli e niente cervello” non è necessariamente sempre applicabile e non ha valenza universale.

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